Spesso l’esposizione a rumori forti e continui o a traumi sonori improvvisi, le otiti persistenti o l’assunzione continua di farmaci quali antibiotici possono essere la causa di disturbi all’apparato uditivo.
Ipoacusie mono o bilaterali e i più fastidiosi acufeni ne sono la conseguenza. In entrambi i casi il danno è a livello delle vie uditive centrali, legate quindi all’apparato cocleare, il cui compito è quello di portare l’informazione sonora verso le cortecce adibite alla loro decodifica.
Qualora l’input in entrata arrivi distorto a causa dell’abbassamento delle soglie di udibilità o dei fischi, ronzii e fruscii, tipici degli acufeni, va da sé che l’elaborazione del linguaggio e della comunicazione più in generale siano altrettanto distorte, creando quindi un disagio alla persona in relazione all’ambiente che lo circonda.

Può capitare, come nel caso della Sindrome di Ménière, che a questi disturbi dell’udito si associno anche vertigini, vale a dire che la persona ha una percezione sensoriale distorta del proprio movimento e dell’ambiente in cui si trova. Tale forte disorientamento spaziale provoca necessariamente una perdita dell’equilibrio, che come si sa è controllato dal vestibolo.

Gli studi e le ricerche del Prof. A. Tomatis si sono ampiamente rivolti anche a su questo piano.
Per questo la rieducazione delle funzioni d’ascolto secondo l’audiopsicofonologia, lavorando globalmente sulle funzioni cocleo-vestibolari, uditive e corporee, possono essere di beneficio per coloro che si trovano ad affrontare fatiche quali ipoacusie, acufeni o vertigini.
Stabilizzare le soglie di udibilità, ritrovare l’equilibrio corporeo e non essere più ossessionati da fischi e ronzii, permettono alla persona di potersi riappropriare serenamente della propria vita di relazione e di riprendere a svolgere le normali attività quotidiane in equilibrio con se stessi e con l’ambiente circostante.