Il modo di parlare di un individuo, afferma il Prof. A. Tomatis, indica la sua maniera di sentire e apprendere il mondo esterno.
Il sistema uditivo e quello fonatorio, destinati a procurare all’uomo il mezzo di comunicare con i suoi simili, grazie al linguaggio, hanno avuto un’origine comune a livello embriologico: l’articolazione dei suoni si trova pertanto direttamente collegata all’attività del sistema di adattamento uditivo costituito dall’orecchio medio.
Alcune distorsioni nel linguaggio del bambino, le cosiddette dislalie, potrebbero dunque corrispondere a distorsioni uditive a livello di alcune bande passanti oppure prendere origine dall’incapacità di discriminare fonemi vicini tra loro nella catena parlata.

Le differenti tappe di evoluzione del sistema di ascolto, a partire dalla vita intrauterina, si realizzano nello stesso tempo in cui la programmazione neuronale conduce il bambino nell’organizzazione della sua motricità e della competenza verbale: in alcuni bambini il mancato sviluppo di linguaggio o un marcato ritardo può essere indice di un’immaturità più generale e può, inoltre, avere importanti ripercussioni su sereno apprendimento della letto-scrittura.

In tutti questi casi, così come per la balbuzie, altro disturbo comune dell’eloquio spesso accompagnato a problemi di ansia, difficoltà relazionali e sincinesie, il lavoro con l’audiopsicofonologia del Prof. A. Tomatis apporta un valido contributo per il miglioramento della ricezione dei messaggi sonori, della fluidità dell’emissione e ad una migliore gestione degli aspetti emotivi correlati alla comunicazione.