La conoscenza di una o più lingue straniere è oggi uno dei requisiti indispensabili non solo a livello scolastico ma molto più in ambito lavorativo.
Avere una buona padronanza di una lingua straniera vuole dire essere in grado di comprenderla, nello scritto e nel parlato, e rielaborare una risposta con fluidità, sicurezza, proprietà lessicali e pronuncia adeguata affinchè l’interlocutore possa adeguatamente comprenderci. Ma ciò non è poi così immediato.

Ciascuno di noi nasce in un particolare ambiente sonoro che, per delle caratteristiche fisico-acustiche, condiziona il diaframma selettivo dell’udito. Si tratta di una banda uditiva propria della lingua alla quale si appartiene. Per esempio, gli inglesi parlano tra i 2.000 e i 12.000 Hz, i francesi tra gli 800 e i 1.800 Hz, gli italiani fra i 2.000 e i 4.000 Hz. Ecco perché spesso si incorre nella difficoltà di entrare in sintonia con le bande uditive diverse dalla “lingua madre”.
Secondo il Prof. A. Tomatis parlare adeguatamente una lingua straniera non vuol dire solamente utilizzare una ben definita zona di frequenze acustiche ma seguirne anche il ritmo, che mette inevitabilmente in gioco tutto il corpo, influenzandone l’atteggiamento posturale e motorio.

Un lavoro di rieducazione all’ascolto secondo l’audiopsicofonologia di A. Tomatis permette quindi lavorare globalmente sulle funzioni d’ascolto dell’orecchio dando alla persona la possibilità sia di rendere il proprio orecchio aperto e flessibile all’ascolto delle frequente interessate, sia di essere maggiormente consapevoli del proprio corpo e della propria postura affinchè si mettano al servizio della comunicazione.
Non da ultimo, si lavora anche sul piano emotivo qualora dei blocchi a questo livello affaticano ulteriormente l’eloquio.