L'orecchio ci permette di entrare in contatto con il mondo: in quanto sede dell'equilibrio, organizza il corpo attraverso il movimento, in quanto sede dell'udito ci permette di percepire lo spazio e fa nascere il desiderio di comunicare con l'ambiente.
"Non esiste un solo muscolo del corpo che non dipenda dal vestibolo" dice A.
A. Tomatis. Gli effetti della rieducazione vestibolo-cocleare sono ad ampio raggio: innanzitutto l'effetto positivo sulla regolazione del tono e sul controllo vestibolare permette di incidere su turbe posturali e motorie, quali l'impaccio o il ritardo psicomotorio, le difficoltà di coordinazione, di lateralità, alle disarmonie posturali fino alla scoliosi e ai disturbi dell'equilibrio.
Grazie ad uno schema corporeo ben organizzato l'ascolto diviene più mirato, l'attenzione più direttiva e la comunicazione più matura. "La cosa più importante da ricordare è che il cervello non produce energia, la cattura", ricorda A. A. Tomatis. Egli ha calcolato che la maggiore percentuale di energia, di cui il cervello ha bisogno, è elaborata dall'orecchio interno; l'energia cerebrale è direttamente collegata alle capacità attentive e di vigilanza. Nei soggetti con deficit attentivo è proprio l'orecchio che non è in grado di assorbire, organizzare e gestire migliaia di frammenti di informazione acustica, che gli provengono dall'ambiente circostante. L'ironia della sindrome di iperattività e deficit di attenzione sta nel fatto che, coloro che ne sono affetti, sono soggetti estremamente attenti, ma incapaci di selezionare e classificare l'informazione, non disponendo cioè di barriere che possano proteggerli dall'afflusso indiscriminato dei suoni.
Dotato di un corpo meglio organizzato, il bambino o adolescente potrà, durante le tappe del percorso sonoro, incontrare nuovamente le diverse fasi del suo sviluppo e realizzare un passaggio emozionalmente più positivo:
spesso, infatti, i numerosi eventi, che si svolgono nell'arco della vita, a partire dagli albori, possono incidere negativamente sul desiderio di ascoltare e quindi di comunicare.
Il bambino, che soffre qualche disagio affettivo, ha come possibile risorsa quella di escludere l'ambiente circostante. Tale filtro può velocemente trasformarsi in un processo permanente, attraverso il quale il bambino non è più in grado di percepire chiaramente il mondo. Attraverso l'apertura e lo sviluppo dell'ascolto, il bambino, liberato dalle inibizioni o dalle memorie dolorose, potrà ritrovare l'integrazione tra se e il mondo e migliorare la sua capacità di adattamento e di relazione.
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